Visualizzazione post con etichetta Migranti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Migranti. Mostra tutti i post

domenica 20 settembre 2015

La questione mediorientale - concetti chiave

Trattando la questione mediorientale è necessario fare un po' di chiarezza su alcuni termini e concetti che vengono usati, il cui significato non è sempre chiaro, e talvolta è controverso. Cercherò fornire una definizione sintetica, rimandando alla lettura di testi più ampi con dei link, principalmente a Wikipedia.

In ordine alfabetico: Califfo/Califfato, ISIS/Daesh/Stato Islamico, jihad/jihadismo, Medio Oriente/Vicino Oriente, Paesi arabi/Paesi islamici, Primavere arabe, Sciiti/Sunniti, Shariʿah (legge), sionismo, ...

Sono ben accetti suggerimenti e integrazioni :-)



In primo luogo, quale parte del mondo chiamiamo Medio Oriente?


Il nome della regione deriva da una prospettiva europea, e quindi sarebbe preferibile chiamarlo Vicino Oriente.
Facendo una ricerca sul web si trovano diversi risultati, ma per comodità possiamo circoscriverlo alla regione che va dall'Egitto all'Iran, e dalla Penisola dell'Anatolia alla Penisola Arabica, come evidenziato dalla cartina geografica.



Altri due punti su cui è necessario fare chiarezza:
  1. Quali sono i paesi arabi? Sono i paesi la cui maggioranza della popolazione parla la lingua araba, che è la lingua ufficiale dello Stato.

  2. Quali sono i paesi islamici? Sono i paesi la cui maggioranza della popolazione è musulmana, cioè professa la religione islamica. La religione in questi Stati è fortemente legata al governo politico, ma solo in alcuni la giurisprudenza applica la Shariʿah, come Iran e l'Arabia Saudita.

    Quindi: tutti i paesi arabi sono islamici, ma non viceversa



Il mondo islamico non è per nulla monolitico. Come per la religione cristiana, anche i musulmani presentano delle divisioni al loro interno. Una prima grande distinzione è quella fra sunniti e sciiti. E qui cito il lavoro della mia alunna Sara, che ha fornito una spiegazione.

Sunniti e sciiti sono entrambi dei seguaci dell’Islam:
  • credono nello stesso Dio, Allah;
  • credono nel suo profeta Maometto;
  • obbediscono ai cinque pilastri della religione.

La divisione tra sunniti e sciiti risale alla morte del fondatore dell'islam, Maometto (632 d.c.), per la designazione del califfo (il successore, alla guida dei popoli musulmani):
  • i sunniti (sunnah/tradizione) ritengono che il successore di Maometto dovesse essere Abou Bakr, amico e suocero di Maometto;
  • gli sciiti ritengono che il successore di Maometto dovesse essere Alì, suo cugino e allo stesso tempo genero.

Prevalsero numericamente i sunniti, che oggi costituiscono l’80% dei musulmani. Con l’ascesa di Khomeini in Iran, nel 1979, si generò una vera contrapposizione politica fra gli stati a maggioranza sciita, capeggiati dall’Iran e quelli a maggioranza sunnita, capeggiati dall'Arabia Saudita, e quindi le divisioni religiose sono utilizzate per fini politici.



Storicamente il califfato, il governo e i territori governati dal califfo, ha avuto inizio alla morte di Maometto, nel 632, e si è concluso nel 1258 con la presa di Baghdad (l'odierna capitale dell'Iraq) da parte dei mongoli. Nel tempo della sua massima estensione i territori del califfato andavano dalla Spagna all'Indo, includendo il Nord Africa, tutto il Medio Oriente, Pakistan, Afghanistan. Il governo era di tipo dinastico. I principali califfati sono stati quello degli ommayyadi (con capitale Damasco, nell'odierna Siria) e quello degli abbasidi (con capitale Baghdad, nell'odierno Iraq).


Il califfato omayyade

In tempi successivi, ci sono stati diversi tentativi di farlo risorgere, come è stato il caso del califfato ottomano che perdurò sino al 1924, con la nascita della moderna Turchia, voluta da Atatürk.

Oggi un manipolo di fanatici con un'ideologia di stampo nazista e con mire di espansione, che hanno la loro base in una regione fra la Siria e l'Iraq, intendono far risorgere il califfato. L'autoproclamato califfo si chiama Abu Bakr al-Baghdadi, e governa un'entità chiamata ISIS (o Daesh): lo Stato Islamico della Siria e del Levante. La guerra civile in atto in Siria e in Iraq ha provocato l'esodo di 4 milioni di persone.
(Desidero essere sintetica qui, ma questo punto sarà certamente approfondito)


mappa dell'ISIS

Voglio ricordare che i califfati storici erano centri di grande civiltà, dove venivano coltivate le arti e le scienze, nulla a che vedere con la barbarie che oggi osserviamo nell'ISIS (i numeri che usiamo sono i numeri arabi, la parola algebra (al-ğabr) deriva dall'arabo, lo zero e la numerazione posizionale ci arrivano dall'India grazie agli arabi...).



Alle azioni criminali di gruppi come ISIS, Boko Haram, Al Qaeda, per citare i più noti, si lega l'attributo di jihadisti, col significato di combattenti la 'guerra santa' contro gli infedeli.

Si potrebbe pensare che gli infedeli siano i non islamisti, ma non è così. Per questi gruppi gli infedeli sono i non islamisti e tutti coloro che non interpretano il Corano secondo la loro singolare visione, infatti il maggior numero delle loro vittime vittime si contano fra i musulmani stessi, e chi fugge, fugge dalla loro violenza.

Nel Corano, tuttavia, il termine jihad, che significa letteralmente 'sforzo', è la tensione che un musulmano dovrebbe esercitare verso se stesso comprendere i misteri divini e l'impegno nell'affermare e diffondere la fede. E non ha in origine una connotazione bellica. Maometto parla di un dio misericordioso, pronto al perdono.


Faccio un paragone attualissimo che, secondo me, serve a far capire le distorsioni della religione.
  • Papa Francesco esorta i fedeli ad accogliere i profughi che fuggono dalla barbarie dell'ISIS con spirito cristiano.
  • In Ungheria erigono i muri per impedire l'accesso ai profughi siriani sostenendo che è necessario proteggere la cultura e la civiltà cristiana dall'invasione di questi 'stranieri'.
Chi interpreta correttamente il pensiero cristiano? Il presidente ungherese Orban o il capo della comunità cristiana Francesco?



Shariʿah in arabo significa "legge" ed è un codice di comportamento etico derivante dall'interpretazione dei libri sacri dell'islam (Corano e Sunna). In alcuni Stati islamici (come l'Arabia Saudita e l'Iran) i codici del diritto privato e pubblico derivano dall'interpretazione dei testi sacri, in questo caso si dice che essi applicano la Shariʿah. In altri Stati islamici la Shariʿah non si applica affatto (come in Tunisia e in Turchia), il cui codice è quindi laico, in altri ancora è applicata al solo diritto privato (come in Egitto e in Algeria).


Così come ci indigniamo per l'applicazione della pena di morte negli Stati Uniti d'America, allo stesso modo ci indigna sapere che una donna adultera è condannata con la lapidazione in Iran (per inciso, l'adulterio non è più un reato in Italia solo dal 1968), o che un oppositore di regime è decapitato e crocefisso in Arabia Saudita.

È necessario l'impegno di tutti perché ovunque i diritti umani siano rispettati: alcune associazioni internazionali promuovono campagne simboliche di sensibilizzazione, per combattere contro la violazione dei diritti.



Il sionismo (dal Monte Sion, su cui sorge Gerusalemme, la città santa per cristiani, musulmani ed ebrei) è un movimento politico sorto verso la fine del 1800 che si proponeva di dar vita uno Stato per gli ebrei, per permettere loro di sfuggire alle ripetute ondate di antisemitismo che si susseguivano in Europa. Il culmine delle persecuzioni è stato il genocidio nazista, ma gli ebrei sono stati per secoli fatti bersaglio di ghettizzazione, pregiudizi, persecuzioni e violenze. La nascita dello Stato ebraico, Israele, è stato sancito nel 1948, ma la sua nascita non ha significato la pace, né per gli ebrei, né per i palestinesi che hanno dovuto lasciare le loro terre, profughi a loro volta.


Gerusalemme



La primavera è la stagione dell’anno che rappresenta il risveglio della natura, ed è usata come metafora per indicare i movimenti di lotta per la rinascita della democrazia contro regimi di governo oppressivi, che non rispettano i diritti umani e reprimono le libertà individuali: la Primavera di Praga risale al 1968, la Primavera di Pechino al 1989, e, più recentemente, le Primavere arabe.

Tutto iniziò in Tunisia nel 2010 con le manifestazioni per protestare contro l’aumento del prezzo del pane represse duramente dalla polizia. In seguito alla repressione un ambulante, Mohamed Bouazizi, compì un gesto estremo dandosi fuoco pubblicamente. Sull’onda emozionale le manifestazioni ripresero e divennero contro il regime corrotto di Tunisi e per chiedere elezioni democratiche.


Nella maggioranza dei Paesi arabi post-coloniali i regimi non sono eletti democraticamente, ma sono o a successione dinastica, o nelle mani di militari che hanno preso il potere con colpi di stato, o comunque stabiliti in modo verticistico (dal gruppo al potere). Alla rivolta di Tunisi sono seguite manifestazioni in altri paesi: la Siria, la Libia, l’Egitto, la Tunisia, lo Yemen, l’Algeria, l’Iraq.

La spontaneità della ribellione, la grande partecipazione giovanile, l’imponenza delle manifestazioni di piazza e la non violenza del movimento, che avevano segnato il momento più alto di questa ondata rivoluzionaria, si sono trasformate in molti casi in lotte di potere da parte dei terroristi islamici camuffati da ribelli moderati ed appoggiati in modo spudorato dall’Occidente e dai Paesi arabi coinvolti nei conflitti per motivi politici, sfociate nella tragedia siriana.



lavori in corso

Alawiti
Baathista
Hascemiti
Nazionalismo arabo
Velo islamico
Wahhabita

domenica 30 agosto 2015

La questione mediorientale - le guerre arabo-israeliane

Ho provato a scandire in modo molto schematico i principali eventi che hanno caratterizzato il conflitto arabo-israeliano, ponendo l'accento, al termine, sulla questione palestinese, che è tutt'ora aperta.

martedì 22 ottobre 2013

Profughi

Si è già parlato di immigrazione in altri post di questo blog:


ma frequenti arrivi di profughi nel nostro Paese impongono un'ulteriore riflessione. Un'alunna di una mia classe (2^ superiore) si è espressa così, svolgendo un tema su questo argomento.

Di recente è arrivato l'ennesimo barcone a Lampedusa. Arrivato per modo di dire, visto l'incendio e il capovolgimento che ha portato più vittime che superstiti.

Superstiti del naufragio di Lampedusa

Penso che facciamo schifo se denunciamo i sopravvissuti per immigrazione clandestina. Loro scappano dal loro paese per trovare pace e noi li rimandiamo indietro? Penso che se esiste una legge che vieta il salvataggio della vita di migranti, allora, ribadisco, facciamo veramente schifo, si tratta di umanità. Non ci posso credere che il nostro stato voglia questo! È come se si mettesse sulla spiaggia in costume a prendere il sole mentre guarda delle persone morire, non è accettabile!

Io capisco che c'è una legge, ma la si può cambiare, e si DEVE cambiare. Vogliono fare un'amnistia, cancellando le pene dei condannati: se sono in carcere un motivo ci sarà. Ma se si può fare questa 'cavolata', allora si può modificare anche la legge ridicola sui respingimenti.


Campo profughi in Uganda

Io so che ci sono anche persone che dicono: "Che me ne frega di 'quelli', si suicidano tanti italiani a causa della crisi economica, e noi dobbiamo metterci in lutto nazionale per degli stranieri?". Ma i suicidi non hanno niente a che vedere con questo; loro scappano dalla loro casa dove non c'è vita, non c'è libertà, qui si suicidano perché non hanno la forza di continuare a vivere perché hanno perso il lavoro: sì è brutto e mi dispiace, ma non è la stessa cosa, non si possono paragonare! Da una parte si muore per una scelta propria, dall'altra per volere di altri.

Non capisco perché l'Italia si lamenti con l'Europa, dicendo che l'hanno abbandonata... Facciamo parte dello stesso mondo e la questione DEVE - non dovrebbe - riguardare tutti i continenti, stati e persone. So che esiste un trattato fra gli stati europei riguardante l'immigrazione, ma questo è affare del mondo e dobbiamo occuparci tutti insieme della povertà, delle situazioni in cui vivono le altre persone e non fermarci solo su di noi e sulle persone che ci sono vicine.

Quando si parla di immigrazione e stranieri mi scontro sempre con chi dice: "Loro vengono nel nostro paese e fanno quello che vogliono", e ogni volta mi viene una rabbia... Non è vero che tutti gli stranieri rubano, uccidono, stuprano, ecc... Sarebbe come dire che tutti i padri sono alcolisti e violentano i figli, perché alcuni lo sono e lo fanno per davvero, ma non tutti, non bisogna generalizzare!

Bambini soldato in Sri Lanka

Io sono per accogliere gli stranieri che nel loro paese non hanno libertà, perché se non hai libertà la vita non è tua.

Lavoro minorile
Mi chiedo: e se fosse successo a me? Se fosse toccato a me nascere in un paese dove non sono libera? Se fossi nata io in un paese dove c'è la guerra? Dove per mangiare, bambina, avrei dovuto lavorare? Dove c'è una dittatura e qualcuno dice quello a cui io devo pensare? Mi chiedo se avrei avuto la forza di andare avanti o la forza di scappare verso un posto così lontano da casa. Mi chiedo se ne avrei avuto il coraggio. Diciamoci la verità: tutti avremmo desiderato andarcene, se ci fossimo trovati nella loro situazione

martedì 3 luglio 2012

Agricoltura


Passare tutto il giorno a esplorare il territorio per procurarsi il cibo non lasciava molto tempo ai nostri progenitori cacciatori-raccoglitori per riflettere sul senso della vita e per occuparsi di scienza! La rivoluzione agricola ha significato quindi un passo fondamentale per l'evoluzione sociale. La possibilità di gestire delle eccedenze e la divisione del lavoro hanno permesso grandi progressi e, nell'immediato, una minore precarietà dell'esistenza e un incremento demografico notevole. Si introduce però in natura un elemento artificiale ad alto impatto ambientale che, col tempo, ha assunto dimensioni gigantesche:

  • l'imponente disboscamento, per lasciare il posto ai campi coltivati; 
  • la desertificazione dei suoli, causata dall'agricoltura itinerante; 
  • la selezione di poche specie utili al fabbisogno alimentare, con riduzione della biodiversità; 
  • l'impiego di sostanze chimiche per aumentare la produttività dei terreni nell'agricoltura intensiva: 
    • i fertilizzanti, responsabili del fenomeno dell'ipertrofizzazione delle acque dei laghi e dei mari;
    • i pesticidi rivolti contro i parassiti e le erbe infestanti: causano un grave inquinamento delle acque di falda e, per gli antiparassitari, una drastica riduzione delle popolazioni di insetti utili;
    •  fitofarmaci per far fronte alle infezioni che inevitabilmente colpiscono le colture; 
  •  l'assorbimento di ingenti quantità di acqua per l'irrigazione. 
 È altissimo dunque il prezzo che si deve pagare all'agricoltura, ma è altresì vero che essa è necessaria al soddisfacimento delle esigenze alimentari di un'umanità sempre più numerosa.

Qui di seguito alcune questioni rilevanti che alimentano il dibattito sul presente e sul futuro dell'agricoltura.


AGRICOLTURA BIOLOGICA


 L'impegno di chi fa agricoltura biologica è di limitare al massimo l'uso delle sostanze chimiche:
  • in luogo dei fertilizzanti chimici si usa il letame e, soprattutto, la rotazione dei terreni; 
  • la lotta ai parassiti è fatta con insetti o altri organismi antagonisti; 
  • l'eliminazione delle erbe infestanti è fatta a mano o con macchine e non con diserbanti chimici; 
  • l'allevamento è effettuato con tecniche che rispettano il benessere degli animali, che sono nutriti con prodotti vegetali ottenuti secondo i principi dell'agricoltura biologica. 
Questa agricoltura si basa su aziende non molto grandi i cui prodotti sono destinati al mercato locale per evitare l'impiego dei carburanti per il trasporto a grandi distanze.

I limiti di queste pratiche sono le rese inferiori e i costi superiori, ma hanno il pregio di preservare i terreni dall'eccessivo sfruttamento e di ridurre l'impatto ambientale, anche in termini di riduzione delle emissioni di CO2.

ORGANISMI GENETICAMENTE MODIFICATI (OGM) 

Gli OGM sono organismi ai quali, con metodi ingegneristici, è stato modificato il codice genetico, introducendo geni provenienti da altri organismi, che possiedono una qualche caratteristica che può essere vantaggiosa.

Le tecniche utilizzate derivano dalla pratica, collaudata da decenni, di far produrre a organismi biomolecole a uso farmacologico, la prima delle quali è stata l'insulina per i diabetici.

Le colture transgeniche più rilevanti dal punto di vista economico sono il mais, la soia, la colza e il cotone. I principali geni interessati sono quelli per la resistenza agli insetti parassiti e per la tolleranza ai diserbanti.

La resistenza agli insetti è indotta mediante incorporazione di un gene del Bacillus thuringiensis (Bt), che vive nel terreno. Quando viene ingerito mediante vegetali contaminati, il batterio libera delle tossine (innocue per gli esseri umani) che danneggiano il tratto digerente delle larve di Ditteri come le zanzare o causando nei bruchi di molti Lepidotteri una malattia paralitica. Il batterio è utilizzato per la lotta biologica agli insetti parassiti delle piante.

I diserbanti sono prodotti dell'industria chimica che permettono di eliminare le piante che infestano i campi agricoli, che riducono le rese dei terreni, perché sottraggono nutrienti. In genere l'azienda produce sia il diserbante sia le sementi GM tolleranti a quel diserbante, ottenendo un doppio introito e legando l'agricoltore a doppio filo.

La disputa pro e contro gli OGM è serrata. Propongo qui due video, entrambi molto istruttivi.

Il Mondo Secondo MONSANTO è un documentario sull'attività della multinazionale Monsanto, che attualmente possiede il 90% del mercato degli OGM presenti nel mondo;


Mostri nel piatto o risorsa per il futuro? è un video relativo a una conferenza di Dario Bressanini, che cura il blog Scienza in cucina su Le Scienze, nemico dei pregiudizi e della cattiva informazione, ma decisamente schierato a favore degli OGM.



PRODUZIONE DI BIOCARBURANTI 

L'alto prezzo del petrolio e la riduzione delle sue riserve hanno esercitato una spinta propulsiva per la ricerca di fonti energetiche alternative. Per i carburanti si è pensato di ricorrere ai prodotti dell'agricoltura (grano, mais, bietola, canna da zucchero, ecc.) che, opportunamente trasformati, permettono di ottenere bioetanolo in luogo della benzina, e il biodiesel in luogo del gasolio, oltre ad altri composti.

È pur vero che i biocombustibili si ottengono da fonti rinnovabili, ma per ottenerli richiedono l'impiego di vasti terreni che sono sottratti all'agricoltura per l'alimentazione. Per soddisfare la domanda di carburanti in Italia, ad esempio, si stima un ipotetico bisogno di 40 milioni di ettari per alimentare i veicoli italiani a biodiesel secondo la Coldiretti, ma l'intera superficie agricola italiana è di soli 13 milioni di ettari. In una analoga situazione sono messi tutti i paesi più industrializzati.

Ma dove sono reperiti i terreni da impiegare a questo scopo? Nei paesi del Sud del mondo, ovviamente, dove, da qualche anno, vi è una corsa all'accaparramento della terra da parte di grandi investitori per la produzione di biocarburanti, di mangimi per gli allevamenti intensivi, di cereali pregiati: tutta merce per i paesi più sviluppati. Anche l'Italia partecipa a questa corsa, precisamente in Senegal.

Togliere ai poveri per dare ai ricchi, giusto? In questo modo prosegue lo spopolamento delle campagne; e dalla miseria delle baraccopoli delle periferie del Terzo mondo poi si generano eserciti di migranti che, tentando di approdare ai nostri lidi, saranno reclusi nei lager chiamati ironicamente centri di accoglienza e rispediti ai loro paesi: ci sono le leggi contro le immigrazioni economiche, no? Viviamo in un mondo a rovescio.

Il servizio di Report Corsa alla terra mostra quali sono le conseguenze sui contadini del land grabbing.


venerdì 22 aprile 2011

Un italiano all'estero



Il video rappresenta il grottesco tentativo di integrazione di un italiano andato a lavorare nella Svizzera tedesca.

Tratto dal film "Pane e cioccolata" del 1974, narra le disavventure di Giovanni "Nino" Garofoli. Su YouTube sono presenti diversi spezzoni, ma vale la pena di essere visto per intero.

Quello che vorrei comunicare mostrando questo vecchio, ma a mio parere attualissimo film, è una rappresentazione del punto di vista del migrante. Spesso, di fronte ad atteggiamenti xenofobi da parte degli italiani, si ricorda loro che sono stati a lungo un popolo di migranti, e hanno dovuto subire a loro volta atteggiamenti xenofobi, ma sembra che le parole non siano sufficienti. La memoria si è dileguata. Un film permette il transfert, il processo di identificazione psicologica: voi, da che parte state?

L'immagine seguente rappresenta una delle tante navi che portarono gli italiani in America. In un secolo, fra il 1876 e il 1976, sono partite dall'Italia 24 milioni di persone, fuggite dalla miseria! e questo numero non tiene conto dell'immigrazione interna, dal Sud e dal Nordest  a Milano e a Torino durante il boom economico che seguì la fine del secondo conflitto mondiale.


        
        
                 
Paesi di emigrazione italiana (1876-1976)

Europa                                   Paesi extraeuropei
Francia         
4.117.394
Stati Uniti         
5.691.404                 
Svizzera         
3.989.813         
Argentina         
2.969.402                 
Germania         
2.452.587         
Brasile         
1.456.914                 
Belgio                 
535.031         
Canada         
650.358                 
Gran Bretagna
263.598         
Australia         
428.289                 
Altri                 
1.188.135         
Venezuela         
285.014                 
Totale                 
12.546.558         
11.481.381                 

La tabella - tratta dal CD-ROM “Percorsi interculturali” allegato a D.Rigallo, D. Sasso, “Parole di Babele”, Loescher – è in “L’emigrazione italiana” di Maddalena Tirabassi, da “Euromediterraneo”, n.2, 1999.



Aggiornamento del 30 aprile 2011

Il test d'ingresso, un brano tratto dal film Nuovo Mondo di Emanuele Crialese, del 2006.



Il film racconta i sogni di una famiglia che lascia la Sicilia per l'America, il tremendo viaggio, l'umiliazione delle delle visite e del test d'intelligenza (?!), con il terrore di essere rimandati indietro.

lunedì 18 aprile 2011

L’Unione europea e l’immigrazione




Le cronache di questi ultimi giorni hanno messo al centro dell’attenzione di tutti gli europei la questione dell’immigrazione. Lo stravolgimento dello scenario mediterraneo, con particolare riguardo ai paesi del Nord Africa, ha innescato una nuova ondata di migranti che stanno raggiungendo le nostre coste.

Prima di ragionare su quanto sta avvenendo, è bene fare un passo indietro e guardare in generale le questioni immigrazione, libera circolazione e soggiorno negli Stati membri dell’Unione europea.
Innanzitutto l’UE è competente a stabilire regole per la libera circolazione (possibilità per le persone di muoversi ed abitare in un Paese dell’UE) riguardanti persone aventi la cittadinanza di uno Stato membro dell’UE e i parenti di questi, anche se non hanno la cittadinanza di uno Stato UE ma terzo (es. Stati Uniti, Marocco, Turchia, Cina). Un cittadino di uno Stato UE ha diritto a viaggiare e soggiornare in tutti gli Stati dell’Unione e con lui il suo nucleo familiare, quale che sia la cittadinanza dei parenti. Immaginiamo per es. una cittadina italiana, sposata con un cittadino russo, a cui viene offerto un lavoro in Francia. Ebbene, lei potrà andare a vivere in Francia senza che la Francia possa impedirglielo e portare con sé il marito anche se non è cittadino di uno Stato dell’UE. Altro esempio: immaginiamo un tunisino che è in Europa da molto e che è diventato cittadino inglese, suo fratello potrà entrare in Inghilterra in quanto parente di un cittadino dell’UE. In questi due casi i parenti stranieri dei cittadini dell’UE hanno una specie di “diritto automatico” al permesso di soggiorno.

Discorso diverso si fa per i cittadini di Paesi terzi alla UE che non hanno parenti che sono cittadini della UE. In questo caso la competenza non è dell’UE ma degli Stati membri. Sono infatti gli Stati a dare il famoso permesso di soggiorno ossia un documento che permette ad un cittadino straniero (non europeo) di stare in Europa legalmente. Solo se il soggiorno in Europa sarà molto lungo vi sarà competenza dell’UE. Altrimenti in questo ambito, l’UE può al massimo stabilire delle regole comuni ai Paesi membri per definire quali requisiti deve avere un cittadino non europeo, col permesso di soggiorno, per varcare il confine dello Stato che gli ha dato il permesso. Anche qui sarà utile un esempio. Immaginiamo un cittadino del Senegal, il quale non ha parenti cittadini UE, che riceve il permesso di soggiorno in Italia e vuole andare a cercare lavoro in Germania. Affinché possa far ciò deve avere una serie di requisiti stabiliti da un regolamento (una “legge”) dell’UE, altrimenti è destinato a rimanere in Italia.

Ora possiamo parlare di quel che sta succedendo in questi giorni. Dalla lettura di quanto sopra abbiamo capito che dobbiamo fare una distinzione fra i migranti che stanno arrivando sulle nostre coste. Da una parte quelli che hanno parenti che sono cittadini dell’UE, i quali hanno diritto a raggiungere la loro famiglia (diritto al ricongiungimento familiare e quindi “diritto automatico” al permesso di soggiorno). Dall’altra quei migranti che non hanno parenti cittadini UE e che per restare in Europa devono chiedere un permesso di soggiorno, e di questi ci interesseremo.

Il Governo italiano sostiene di aver dato un permesso di soggiorno ai migranti che sono arrivati da gennaio ad aprile in Italia per motivi umanitari in quanto la situazione sociale del Nord Africa è particolarmente grave. Questo tipo di permesso è previsto dalle norme dell’UE come permesso speciale che deroga a tutti i requisiti (es. reddito minimo) che richiede il diritto dell’UE per ottenere un permesso “ordinario”. Perciò può essere dato a chiunque, indipendentemente dalle condizioni economiche o di salute dei migranti. E infatti nostro Governo lo ha dato indistintamente a tutti quelli arrivati in Italia in modo irregolare da gennaio ad oggi. Questo permesso, per il Governo italiano, non solo garantisce a queste persone il legale soggiorno in Italia, ma anche la possibilità di varcare il confine italiano per poter raggiungere gli altri Paesi europei, come per esempio la Francia. Gli altri Stati UE (Francia in primis) ritengono invece che quel permesso “umanitario” non basti e che i migranti con permesso possano varcare il confine e arrivare sul loro territorio solo se possiedono una serie di requisiti (es. un reddito minimo). Requisiti che chi ha con sé solo i propri vestiti non può certo soddisfare.

Qui la questione si fa controversa. Da un lato la Francia sembrerebbe avere ragione, in quanto il permesso umanitario garantirebbe solo la circolazione e il soggiorno all’interno dello Stato che ha fornito tale permesso (almeno questo è quel che pare dalla lettura dell’art. 5.4.c regolamento 562/2006, che sul punto non è affatto chiaro). Dall’altro lato, però, ha ragione l’Italia dicendo che la Francia non può vietare ai migranti con il permesso umanitario di varcare il confine, in quanto i controlli alle frontiere interne (fra gli Stati dell’UE) sono stati aboliti (come appare chiaro e inequivocabile dagli artt. 1 e 20 regolamento 562/2006) per qualsiasi categoria di persona (cittadini UE e di Stati terzi).

L’unico modo attraverso cui la Francia potrebbe respingere i migranti con permesso umanitario sarebbe ritenere il loro arrivo sul territorio francese una “minaccia grave” all’ordine pubblico (art. 23 regolamento 562/2006). Infatti, solo così potrebbero essere ristabilite temporaneamente le verifiche al confine e quindi la possibilità di applicare alla lettera (anche se dubbia) l’art. 5.4.c del regolamento 562/2006 che prevede che i titolari di permesso umanitario possano soggiornare solo nello Stato che ha dato il permesso stesso. Tuttavia, parlare di grave minaccia all’ordine pubblico sarebbe senza dubbio pretestuoso ed ecco perché da qualche giorno la Francia sta facendo entrare i migranti con permesso umanitario. In definitiva, la vaghezza della disposizione a cui si aggrappava la Francia fino a qualche giorno fa, accompagnata alle tutt’altro che vaghe disposizioni che vietano controlli alle frontiere fra i Paesi membri della UE, fa pendere la ragione un po’ di più dalla parte dell’Italia.