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sabato 16 gennaio 2016

Il caos siriano: Hezbollah


Durante le vacanze invernali i miei studenti ed io abbiamo provato a mettere un po' di ordine nelle vicende attuali che riguardano la lotta allo Stato Islamico della Siria e del Levante. Ci siamo divisi i compiti, in modo tale che fossero analizzate le posizioni di ciascun protagonista della guerra in atto.

Quest'articolo è la fusione degli articoli scritti da Mattia Contessa e Francesco Sanna



Hezbollah (che significa partito di Dio) è un partito politico sciita fondato nel giugno del 1982 in Libano, che fa riferimento all’Iran (che probabilmente lo sostiene economicamente), dotato di un ala militare addestrata dall’Iran stesso.


All’interno del Libano ha lavorato alla ricostruzione dopo le varie incursioni e bombardamenti israeliani, è attivo in campo sociale, gestendo una serie di attività ed istituzioni che forniscono istruzione, assistenza sanitaria e sostegno economico alle famiglie meno abbienti. Uno Stato nello Stato.

In politica estera è alleato della Siria di Assad e ha sposato la causa palestinese, mentre è avversario di Israele e delle potenze occidentali che hanno interessi economici in Libano.

Hezbollah combatte a fianco dell’esercito siriano contro gli oppositori al regime di Assad (e quindi anche contro l’ISIS). Questa lotta viene definita per la sopravvivenza, infatti se dovesse cadere il potere alawita in Siria, si determinerebbe una discontinuità territoriale tra il Libano e l’Iran con un conseguente danneggiamento del rifornimento militare proveniente da Teheran.

In questo modo ne risulterebbe indebolito lo stesso regime iraniano e questo ridurrebbe direttamente il peso di Hezbollah.


I leader alleati. Da sinistra Nasrallah (Hezbollah), Rouhani (Iran), Assad (Siria), Putin (Russia)



Si è già parlato di Siria, di Iran, di Turchia, di Iraq, di Arabia Saudita e di ISIS.

Gli altri protagonisti che saranno considerati nei prossimi post sono:

  • Francia
  • Gran Bretagna
  • Russia
  • Italia
  • Al Qaeda
  • il popolo curdo
  • USA



venerdì 15 gennaio 2016

Il caos siriano: ISIS

Durante le vacanze invernali i miei studenti ed io abbiamo provato a mettere un po' di ordine nelle vicende attuali che riguardano la lotta allo Stato Islamico della Siria e del Levante. Ci siamo divisi i compiti, in modo tale che fossero analizzate le posizioni di ciascun protagonista della guerra in atto.

Quest'articolo è stato scritto da Francesca Veneziano.


Per non contribuire in nessun modo alla propaganda dell'ISIS, pubblico solo una foto che rappresenta il dramma dei profughi in fuga dalla guerra.



ISIS (o Daesh in arabo) è una sigla che indica lo Stato Islamico della Siria e del Levante, il nucleo del nascente califfato, guidato da Abu Bakr al-Baghdadi che si è autoproclamato Califfo, con l’intenzione di ampliare il suo territorio fino a ricreare quella che fu l'estensione del califfato omayyade nell'ottavo secolo d.C.

Per realizzare questo progetto è in possesso di armamenti pesanti, che provengono sia dall'acquisto, sia dalle razzie che gli stessi mettono in atto dopo gli attacchi a città e basi militari.

Col passare del tempo è diventato sempre più forte militarmente e ricco, grazie

  • al pagamento dei riscatti dei sequestri di persone che compie,
  • a un forte finanziamento che deriva dal Qatar (dove ci sarebbero le casse dello Stato Islamico),
  • alla vendita di petrolio,
  • allo sfruttamento dell'immigrazione clandestina, il traffico di uomini
  • al contrabbando di reperti archeologici.

All’interno del territorio l’ISIS applica la legge coranica (Shari’a), infliggendo pene terribili a chi non rispetta i dettami e agli oppositori, ma comunque amministrando il proprio territorio. Non regna l’anarchia.

All’esterno l’ISIS è contro tutti, e tutti sono contro l’ISIS, ma di fatto le divisioni interne al fronte anti-ISIS impedisce di contrastare efficacemente lo Stato Islamico.

I combattenti dello Stato islamico sono reclutati:

  • sul luogo, avvalendosi della popolazione locale, che viene convertita all’islam radicale;
  • fra i giovani di tutto il mondo, facendo una sapiente propaganda con l’utilizzo dei social-network, attraendo i cosiddetti foreign fighters, attratti dall’utopia del califfato ‘arrabbiati’ contro l’Occidente, che assegna agli immigrati di seconda o terza generazione un ruolo marginale.

I giovani stranieri arrivano nello Stato Islamico, in Siria o in Iraq, sono addestrati, indottrinati (il lavaggio del cervello è così forte che vengono convinti a compiere azioni suicide) e in alcuni casi ritornano al loro paese, dove compiono azioni terroristiche molto eclatanti, che aumentano e alimentano la propaganda.

Il “marchio” ISIS è talmente forte che altri gruppi jihadisti sparsi per il mondo, che prima agivano sotto il “marchio” Al Qaeda, si sono affiliati all’ISIS, proclamando fedeltà al califfo: il Libia, in Egitto, in Tunisia, nelle Filippine.



Si è già parlato di Siria, di Iran, di Turchia, di Iraq e di Arabia Saudita.

Gli altri protagonisti che saranno considerati nei prossimi post sono:

  • Hezbollah
  • Francia
  • Gran Bretagna
  • Russia
  • Italia
  • Al Qaeda
  • il popolo curdo
  • USA

Il caos siriano: Arabia Saudita


Durante le vacanze invernali i miei studenti ed io abbiamo provato a mettere un po' di ordine nelle vicende attuali che riguardano la lotta allo Stato Islamico della Siria e del Levante. Ci siamo divisi i compiti, in modo tale che fossero analizzate le posizioni di ciascun protagonista della guerra in atto.

Quest'articolo è stato scritto da Ward Fadl.



L’Arabia Saudita rivendica un ruolo di guida nel mondo sunnita, in contrapposizione con l’Iran sciita.

Durante la primavera araba siriana l’Arabia Saudita ha appoggiato e armato i movimenti estremisti sunniti islamici per due motivi:
  • per rovesciare Assad, alleato di Teheran;
  • per impedire la nascita di una democrazia, che poteva sfuggire al controllo Saudita (come era avvenuto in Tunisia)

Le milizie dell’autoproclamatosi califfo al-Baghdadi hanno goduto di un indiretto ma decisivo supporto di Riyad (mai rivendicato, ma neppure smentito), perché i sauditi pensavano che sarebbero stati loro a capo dello stato islamico, ma quando hanno capito che non sarebbe stato così hanno deciso di schierarsi contro lo Stato Islamico, al fianco dell’Occidente, perché ormai temono il furore jihadista.

Su sollecitazione del presidente statunitense Barack Obama, Riyad ha annunciato la costituzione di una nuova alleanza militare islamica per combattere il terrorismo di matrice jihadista. La coalizione è formata da 34 Paesi del Golfo, del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Asia. Tutti i 34 Stati membri appartengono all’OIC, Organizzazione della Cooperazione Islamica.


Più che i partecipanti spiccano però soprattutto gli assenti. Non sono stati coinvolti i governi di Siria e Iraq – vale a dire i Paesi in cui andranno a concentrarsi i principali sforzi militari della coalizione contro ISIS – così come l’Iran, bastione del mondo sciita in Medio Oriente. Si tratta di assenze significative che, di fatto, riflettono le reali intenzioni dell’Arabia Saudita con questa mossa, ossia consolidare la propria posizione di Paese dominante nello scacchiere dell’islam sunnita nello scontro con gli sciiti.

E ora Riyad fa anche parte della coalizione anti-ISIS che si è ufficialmente formata a Parigi, a cui partecipano anche i Paesi occidentali, ma non l’Iran e la Siria.



Si è già parlato di Siria, di Iran, di Turchia e di Iraq.

Gli altri protagonisti che saranno considerati nei prossimi post sono:

  • ISIS
  • Hezbollah
  • Francia
  • Gran Bretagna
  • Russia
  • Italia
  • Al Qaeda
  • il popolo curdo
  • USA

Il caos siriano: Iraq

Durante le vacanze invernali i miei studenti ed io abbiamo provato a mettere un po' di ordine nelle vicende attuali che riguardano la lotta allo Stato Islamico della Siria e del Levante. Ci siamo divisi i compiti, in modo tale che fossero analizzate le posizioni di ciascun protagonista della guerra in atto.

Quest'articolo è la fusione degli articoli scritti da Gianluca Sergi e Lorenzo Matera



Nel 2003 a causa dell’occupazione dell’Iraq da parte degli americani e dell’abbattimento del regime sunnita di Saddam Houssein, il governatore dell’Iraq imposto dagli USA emanò un decreto che prevedeva lo scioglimento dell’esercito iracheno.

Il 28 giugno 2004 si instaurò un nuovo governo provvisorio iracheno, presieduto da uno sciita con il compito di preparare lo svolgimento di nuove elezioni e di redigere la nuova carta costituzionale.

Nella comunità sunnita, che svolgeva un ruolo marginale nel processo di transizione, si rafforzò intanto un'ala radicale (costituita principalmente da ex-militari di Saddam Houssein) che cominciò a combattere contro gli statunitensi e contro il nuovo governo sciita, con lo scopo di riprendere il potere in Iraq: intensificò la sua offensiva terroristica, con migliaia di attentati mortali e di atti di sabotaggio.


In un clima di terrore si svolsero le elezioni nel 2005, ma nel 2006 l’organizzazione di ex-militari iracheni si unì ad altri quattro gruppi di ribelli e venne annunciata la fondazione dello Stato islamico dell’Iraq, ISI.

Nel 2011, nel caos creato dalla guerra civile siriana, lo Stato Islamico ha occupato militarmente anche parte della Siria, e nel 2012 è nato lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante.

L’esercito regolare iracheno, addestrato dagli USA, sta portando degli attacchi all’ISIS e il 27 dicembre, pochi giorni fa, ha ripreso la città di Ramadi, che si trova a 100 km dalla capitale.



Si è già parlato di Siria, di Iran e di Turchia.

Gli altri protagonisti che saranno considerati nei prossimi post sono:
  • Arabia Saudita
  • ISIS
  • Hezbollah
  • Francia
  • Gran Bretagna
  • Russia
  • Italia
  • Al Qaeda
  • il popolo curdo
  • USA

giovedì 14 gennaio 2016

Il caos siriano: Iran

Durante le vacanze invernali i miei studenti ed io abbiamo provato a mettere un po' di ordine nelle vicende attuali che riguardano la lotta allo Stato Islamico della Siria e del Levante. Ci siamo divisi i compiti, in modo tale che fossero analizzate le posizioni di ciascun protagonista della guerra in atto.

Quest'articolo è stato scritto da Suran Gassemi




L’Iran sciita ha mire egemoniche nella regione mediorientale:

  • i suoi alleati sono i paesi con governi sciiti (la Siria di Assad, l’Iraq del dopo-Hussein, gli Hezbollah libanesi);
  • i suoi avversari nella regione sono Israele e i paesi con governi sunniti, e sopra tutti l’Arabia Saudita e la Turchia;

L’Iran è stato messo all’angolo dalle sanzioni economiche dell’Occidente, avviate nel 2007, perché il governo era stato accusato di voler armarsi di ordigni nucleari. Dopo le recenti elezioni, con l’ascesa al potere di Rouhani, si è avviato il disgelo fra Iran e USA e sono in atto dei colloqui per togliere le sanzioni all’Iran.

Il Medio Oriente è il luogo in cui si confrontano, ancora, USA e Russia. I paesi sunniti dell’area sono alleati USA, quelli sciiti sono alleati della Russia.

Nella crisi siriana
  • l’Iran e la Russia sostengono Assad contro tutti gli oppositori del regime, ISIS compreso;
  • i paesi sunniti e l’Occidente sostengono i ribelli siriani contro l’ISIS e contro Assad.

Questa divergenza rende complicata la creazione di un fronte unitario anti-ISIS (reso esplicito dall’abbattimento dell’aereo russo in Turchia), e tuttavia è indispensabile l’apporto dell’Iran nella lotta all’ISIS.

La popolazione siriana, a maggioranza sunnita, è stretta nella morsa di ISIS e di Assad.



Si è già parlato di Siria

Gli altri protagonisti che saranno considerati nei prossimi post sono:

  • Turchia
  • Iraq
  • Arabia Saudita
  • ISIS
  • Hezbollah
  • Francia
  • Gran Bretagna
  • Russia
  • Italia
  • Al Qaeda
  • il popolo curdo
  • USA

Il caos siriano: Siria


Durante le vacanze invernali i miei studenti ed io abbiamo provato a mettere un po' di ordine nelle vicende attuali che riguardano la lotta allo Stato Islamico della Siria e del Levante. Ci siamo divisi i compiti, in modo tale che fossero analizzate le posizioni di ciascun protagonista della guerra in atto.



Partiamo dunque dalla Siria, il cuore del problema.


Il paese non è ricco di risorse, ma si trova in posizione strategica fra i paesi ricchi di petrolio e l’Europa, e si affaccia sul Mediterraneo.

Al potere c’è Bashar al Assad, un alawita (una setta dello sciismo). Il suo governo è sostenuto dall’Iran sciita, dalla Russia di Putin che ha delle basi militari sulla costa siriana, l’unico affaccio sul Mediterraneo, e dagli Hezbollah libanesi.

Il paese, governato da uno sciita, è a maggioranza sunnita, e comprende anche il 10% di cristiani e la popolazione curda. Assad, al potere per discendenza, non è stato eletto e ha una forte opposizione interna sunnita. Egli ha represso nel sangue la rivolta siriana, inasprendo il confitto interno, scatenando una vera e propria guerra civile, che è ancora in corso, e che ha provocato l’esodo di 11 milioni di persone.

A fianco della ribellione sunnita della ‘primavera’ siriana si sono trovati l’Occidente con in testa gli USA, l’Arabia Saudita (e anche EAU, e Qatar) e la Turchia, che l’hanno sostenuta.

È in questo quadro caotico che nasce l’ISIS, lo Stato Islamico della Siria e del Levante, su un territorio a cavallo fra Siria e Iraq, che si propone di espandersi per rifondare la nazione araba, il califfato, cancellato dall’accordo Sykes-Picot. Tutti i paesi dichiarano di voler ostacolare questo piano, ma interessi particolari, divisioni interne e distinguo, di fatto, permettono la sua sopravvivenza.

Gli altri protagonisti che saranno considerati nei prossimi post sono:

  • Iran
  • Turchia
  • Iraq
  • Arabia Saudita
  • ISIS
  • Hezbollah
  • Francia
  • Gran Bretagna
  • Russia
  • Italia
  • Al Qaeda
  • il popolo curdo
  • USA

domenica 20 settembre 2015

La questione mediorientale - concetti chiave

Trattando la questione mediorientale è necessario fare un po' di chiarezza su alcuni termini e concetti che vengono usati, il cui significato non è sempre chiaro, e talvolta è controverso. Cercherò fornire una definizione sintetica, rimandando alla lettura di testi più ampi con dei link, principalmente a Wikipedia.

In ordine alfabetico: Califfo/Califfato, ISIS/Daesh/Stato Islamico, jihad/jihadismo, Medio Oriente/Vicino Oriente, Paesi arabi/Paesi islamici, Primavere arabe, Sciiti/Sunniti, Shariʿah (legge), sionismo, ...

Sono ben accetti suggerimenti e integrazioni :-)



In primo luogo, quale parte del mondo chiamiamo Medio Oriente?


Il nome della regione deriva da una prospettiva europea, e quindi sarebbe preferibile chiamarlo Vicino Oriente.
Facendo una ricerca sul web si trovano diversi risultati, ma per comodità possiamo circoscriverlo alla regione che va dall'Egitto all'Iran, e dalla Penisola dell'Anatolia alla Penisola Arabica, come evidenziato dalla cartina geografica.



Altri due punti su cui è necessario fare chiarezza:
  1. Quali sono i paesi arabi? Sono i paesi la cui maggioranza della popolazione parla la lingua araba, che è la lingua ufficiale dello Stato.

  2. Quali sono i paesi islamici? Sono i paesi la cui maggioranza della popolazione è musulmana, cioè professa la religione islamica. La religione in questi Stati è fortemente legata al governo politico, ma solo in alcuni la giurisprudenza applica la Shariʿah, come Iran e l'Arabia Saudita.

    Quindi: tutti i paesi arabi sono islamici, ma non viceversa



Il mondo islamico non è per nulla monolitico. Come per la religione cristiana, anche i musulmani presentano delle divisioni al loro interno. Una prima grande distinzione è quella fra sunniti e sciiti. E qui cito il lavoro della mia alunna Sara, che ha fornito una spiegazione.

Sunniti e sciiti sono entrambi dei seguaci dell’Islam:
  • credono nello stesso Dio, Allah;
  • credono nel suo profeta Maometto;
  • obbediscono ai cinque pilastri della religione.

La divisione tra sunniti e sciiti risale alla morte del fondatore dell'islam, Maometto (632 d.c.), per la designazione del califfo (il successore, alla guida dei popoli musulmani):
  • i sunniti (sunnah/tradizione) ritengono che il successore di Maometto dovesse essere Abou Bakr, amico e suocero di Maometto;
  • gli sciiti ritengono che il successore di Maometto dovesse essere Alì, suo cugino e allo stesso tempo genero.

Prevalsero numericamente i sunniti, che oggi costituiscono l’80% dei musulmani. Con l’ascesa di Khomeini in Iran, nel 1979, si generò una vera contrapposizione politica fra gli stati a maggioranza sciita, capeggiati dall’Iran e quelli a maggioranza sunnita, capeggiati dall'Arabia Saudita, e quindi le divisioni religiose sono utilizzate per fini politici.



Storicamente il califfato, il governo e i territori governati dal califfo, ha avuto inizio alla morte di Maometto, nel 632, e si è concluso nel 1258 con la presa di Baghdad (l'odierna capitale dell'Iraq) da parte dei mongoli. Nel tempo della sua massima estensione i territori del califfato andavano dalla Spagna all'Indo, includendo il Nord Africa, tutto il Medio Oriente, Pakistan, Afghanistan. Il governo era di tipo dinastico. I principali califfati sono stati quello degli ommayyadi (con capitale Damasco, nell'odierna Siria) e quello degli abbasidi (con capitale Baghdad, nell'odierno Iraq).


Il califfato omayyade

In tempi successivi, ci sono stati diversi tentativi di farlo risorgere, come è stato il caso del califfato ottomano che perdurò sino al 1924, con la nascita della moderna Turchia, voluta da Atatürk.

Oggi un manipolo di fanatici con un'ideologia di stampo nazista e con mire di espansione, che hanno la loro base in una regione fra la Siria e l'Iraq, intendono far risorgere il califfato. L'autoproclamato califfo si chiama Abu Bakr al-Baghdadi, e governa un'entità chiamata ISIS (o Daesh): lo Stato Islamico della Siria e del Levante. La guerra civile in atto in Siria e in Iraq ha provocato l'esodo di 4 milioni di persone.
(Desidero essere sintetica qui, ma questo punto sarà certamente approfondito)


mappa dell'ISIS

Voglio ricordare che i califfati storici erano centri di grande civiltà, dove venivano coltivate le arti e le scienze, nulla a che vedere con la barbarie che oggi osserviamo nell'ISIS (i numeri che usiamo sono i numeri arabi, la parola algebra (al-ğabr) deriva dall'arabo, lo zero e la numerazione posizionale ci arrivano dall'India grazie agli arabi...).



Alle azioni criminali di gruppi come ISIS, Boko Haram, Al Qaeda, per citare i più noti, si lega l'attributo di jihadisti, col significato di combattenti la 'guerra santa' contro gli infedeli.

Si potrebbe pensare che gli infedeli siano i non islamisti, ma non è così. Per questi gruppi gli infedeli sono i non islamisti e tutti coloro che non interpretano il Corano secondo la loro singolare visione, infatti il maggior numero delle loro vittime vittime si contano fra i musulmani stessi, e chi fugge, fugge dalla loro violenza.

Nel Corano, tuttavia, il termine jihad, che significa letteralmente 'sforzo', è la tensione che un musulmano dovrebbe esercitare verso se stesso comprendere i misteri divini e l'impegno nell'affermare e diffondere la fede. E non ha in origine una connotazione bellica. Maometto parla di un dio misericordioso, pronto al perdono.


Faccio un paragone attualissimo che, secondo me, serve a far capire le distorsioni della religione.
  • Papa Francesco esorta i fedeli ad accogliere i profughi che fuggono dalla barbarie dell'ISIS con spirito cristiano.
  • In Ungheria erigono i muri per impedire l'accesso ai profughi siriani sostenendo che è necessario proteggere la cultura e la civiltà cristiana dall'invasione di questi 'stranieri'.
Chi interpreta correttamente il pensiero cristiano? Il presidente ungherese Orban o il capo della comunità cristiana Francesco?



Shariʿah in arabo significa "legge" ed è un codice di comportamento etico derivante dall'interpretazione dei libri sacri dell'islam (Corano e Sunna). In alcuni Stati islamici (come l'Arabia Saudita e l'Iran) i codici del diritto privato e pubblico derivano dall'interpretazione dei testi sacri, in questo caso si dice che essi applicano la Shariʿah. In altri Stati islamici la Shariʿah non si applica affatto (come in Tunisia e in Turchia), il cui codice è quindi laico, in altri ancora è applicata al solo diritto privato (come in Egitto e in Algeria).


Così come ci indigniamo per l'applicazione della pena di morte negli Stati Uniti d'America, allo stesso modo ci indigna sapere che una donna adultera è condannata con la lapidazione in Iran (per inciso, l'adulterio non è più un reato in Italia solo dal 1968), o che un oppositore di regime è decapitato e crocefisso in Arabia Saudita.

È necessario l'impegno di tutti perché ovunque i diritti umani siano rispettati: alcune associazioni internazionali promuovono campagne simboliche di sensibilizzazione, per combattere contro la violazione dei diritti.



Il sionismo (dal Monte Sion, su cui sorge Gerusalemme, la città santa per cristiani, musulmani ed ebrei) è un movimento politico sorto verso la fine del 1800 che si proponeva di dar vita uno Stato per gli ebrei, per permettere loro di sfuggire alle ripetute ondate di antisemitismo che si susseguivano in Europa. Il culmine delle persecuzioni è stato il genocidio nazista, ma gli ebrei sono stati per secoli fatti bersaglio di ghettizzazione, pregiudizi, persecuzioni e violenze. La nascita dello Stato ebraico, Israele, è stato sancito nel 1948, ma la sua nascita non ha significato la pace, né per gli ebrei, né per i palestinesi che hanno dovuto lasciare le loro terre, profughi a loro volta.


Gerusalemme



La primavera è la stagione dell’anno che rappresenta il risveglio della natura, ed è usata come metafora per indicare i movimenti di lotta per la rinascita della democrazia contro regimi di governo oppressivi, che non rispettano i diritti umani e reprimono le libertà individuali: la Primavera di Praga risale al 1968, la Primavera di Pechino al 1989, e, più recentemente, le Primavere arabe.

Tutto iniziò in Tunisia nel 2010 con le manifestazioni per protestare contro l’aumento del prezzo del pane represse duramente dalla polizia. In seguito alla repressione un ambulante, Mohamed Bouazizi, compì un gesto estremo dandosi fuoco pubblicamente. Sull’onda emozionale le manifestazioni ripresero e divennero contro il regime corrotto di Tunisi e per chiedere elezioni democratiche.


Nella maggioranza dei Paesi arabi post-coloniali i regimi non sono eletti democraticamente, ma sono o a successione dinastica, o nelle mani di militari che hanno preso il potere con colpi di stato, o comunque stabiliti in modo verticistico (dal gruppo al potere). Alla rivolta di Tunisi sono seguite manifestazioni in altri paesi: la Siria, la Libia, l’Egitto, la Tunisia, lo Yemen, l’Algeria, l’Iraq.

La spontaneità della ribellione, la grande partecipazione giovanile, l’imponenza delle manifestazioni di piazza e la non violenza del movimento, che avevano segnato il momento più alto di questa ondata rivoluzionaria, si sono trasformate in molti casi in lotte di potere da parte dei terroristi islamici camuffati da ribelli moderati ed appoggiati in modo spudorato dall’Occidente e dai Paesi arabi coinvolti nei conflitti per motivi politici, sfociate nella tragedia siriana.



lavori in corso

Alawiti
Baathista
Hascemiti
Nazionalismo arabo
Velo islamico
Wahhabita

domenica 26 aprile 2015

Egitto

In classe i miei studenti si stanno avvicendando nella presentazione di singoli Stati.
Questo è l'Egitto raccontato da Sara