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domenica 3 aprile 2016

Mediterraneo, lo specchio dell'Altro



Questo è il contributo degli studenti della 3^ classe di italiano del Liceo di Manouba (Tunisi), degli studenti della 2^A dell'IIS "Falcone-Righi" e degli insegnanti Hela Loukil Laroui e Giuseppa Conti con cui ho collaborato alla la realizzazione di un progetto promosso dal CIPMO, il Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente, per favorire l'incontro, la conoscenza fra studenti e insegnanti delle scuole dei Paesi che si affacciano sulle sponde del Mediterraneo.



Gli studenti si presentano e incominciano la loro convivenza nella Città della Pace su un'isola del Mediterraneo dove ci sono
- la Via della Musica,
- la Via della Prosa e della Poesia,
- la Via del Cinema,
- la Via della Mostra di Immagini e Fotografie.

Si cucina per tutti al Ristorante del Mediterraneo, e ci si riposa, a missione compiuta, dopo aver visto un'ultima sfilata di moda, in una deliziosa casa colorata.

Per una visualizzazione ottimale del PREZI è consiliato l'uso della funzione "schermo intero".






martedì 19 gennaio 2016

Il caos siriano: il popolo curdo


Durante le vacanze invernali i miei studenti ed io abbiamo provato a mettere un po' di ordine nelle vicende attuali che riguardano la lotta allo Stato Islamico della Siria e del Levante. Ci siamo divisi i compiti, in modo tale che fossero analizzate le posizioni di ciascun protagonista della guerra in atto.

Quest'articolo è la fusione di quanto scritto da Raffaella Sollima e Yordan Malyov.



I curdi sono un gruppo etnico indoeuropeo che abita un territorio compreso negli attuali stati di Iran, Iraq, Siria, Turchia e in misura minore Armenia. L'area è a volte indicata col termine Kurdistan. Si stima che i curdi siano fra 35 e 40 milioni e quindi costituiscono uno dei più grandi gruppi etnici privi di unità nazionale. Per oltre un secolo molti curdi hanno cercato di ottenere la creazione di un Kurdistan indipendente o perlomeno autonomo, con mezzi sia politici sia militari. Tuttavia i governi degli stati che ospitano un numero significativo di curdi si sono sempre opposti attivamente all'idea di uno Stato curdo. Essi hanno subito persecuzioni, deportazioni, discriminazioni e massacri, fino al tentativo di genocidio con armi chimiche.

Immagine dal film "I fiori di kirkuk", sul dramma curdo nell'Iraq di Saddam Hussein

Storicamente, dopo un’epoca di sostanziale convivenza siriano-curda, l’avvento al potere in Siria del partito Baas nel 1960 (allora era salito al potere il padre dell’attuale leader siriano) ha portato a una progressiva arabizzazione del paese, eliminando i diritti identitari e linguistici dei curdi, arrivando a revocare la cittadinanza siriana a 300 mila componenti del gruppo nazionale curdo.

Allo scoppio delle prime proteste della primavera araba a Damasco, tuttavia, si è venuta a creare una strana ‘tregua’ tra il governo di Bashar al-Assad e la comunità curda: non si tratta ovviamente di un appoggio diretto dei movimenti curdi al dittatore siriano, ma quanto più di un avvicinamento dovuto alla necessità di mutua protezione. Ad Assad, infatti, interessa mantenere un controllo su di un’area geopoliticamente strategica come quella del nord-est del paese, ricca di petrolio e chiusa in un triangolo di frontiera con Iraq e Turchia, mentre molti curdi temono la creazione dello Stato islamico, centralizzato e autoritario (ancor più autoritario di quello di Assad). E proprio per questi motivi Assad ha immediatamente restituito la cittadinanza siriana ai curdi siriani.

Nel nord della Siria (ma anche in Iraq c’è qualcosa di analogo) si è creata una regione autonoma dove si trovano tra i due e i quattro milioni di persone: curdi, arabi, cristiani e centinaia di migliaia di profughi arrivati dal resto della Siria e dall’Iraq. I politici che governano questo territorio raccontano a chiunque sia disposto ad ascoltarli che il loro obiettivo non è l’indipendenza. Non vogliono una Siria divisa, ma vogliono essere “principi a casa loro”. Il futuro che immaginano è quello di una Siria federale, in cui sia garantita la loro autonomia.

Alcune delle vittorie contro l’ISIS sono state ottenute proprio dai curdi:

  • in Siria l’YPG (il braccio armato del partito per l’indipendenza curda in Siria) ha respinto l’attacco contro Kobane e nei mesi successivi è riuscito a riconquistare gran parte del nord della Siria, tagliando via l’ISIS dalle sue linee di rifornimento con la Turchia;
  • in Iraq i Peshmerga (l’equivalente dello YPG in Iraq) sono riusciti a minacciare la principale strada che l’ISIS usa per comunicare con la Siria, oltre ad aver guadagnato terreno lungo tutto il loro esteso fronte.

Questo non significa che i curdi siano disposti a combattere l’ISIS ovunque e in ogni momento. In Siria, ad esempio, l’avanzata dei curdi si è fermata a circa cento chilometri di distanza da Raqqa, la capitale dell’ISIS, perché lì la popolazione è a maggioranza araba.

I combattenti curdi ricevono armi, finanziamenti, addestramento dall’Occidente (Italia compresa), perché sono gli unici che combattono l’ISIS da terra.

La Turchia ha un comportamento molto ambiguo:

  • ha sostenuto i ribelli siriani anti-Assad (in chiave anti-iraniana e anti-curda), e quindi anche l’ISIS
    concentra tutti i suoi sforzi contro il PKK (l’equivalente di YPG siriani e dei Peshmerga iracheni in Turchia) per impedire la nascita della nazione curda,
  • contemporaneamente ha concesso la base aeree di Incirlik agli aerei americani per migliorare la capacità americana di bombardare l’ISIS.



Si è già parlato di Siria, di Iran, di Turchia, di Iraq, di Arabia Saudita, di ISIS, di Hezbollah, di Francia e Gran Bretagna, Russia, Italia e di Al Qaeda.

L'ultimo protagonista che sarà considerato nel prossimo post sono gli Stati Uniti d'America.

domenica 17 gennaio 2016

Il caos siriano: Italia


Durante le vacanze invernali i miei studenti ed io abbiamo provato a mettere un po' di ordine nelle vicende attuali che riguardano la lotta allo Stato Islamico della Siria e del Levante. Ci siamo divisi i compiti, in modo tale che fossero analizzate le posizioni di ciascun protagonista della guerra in atto.

Quest'articolo è stato scritto da Valerio Guida.



I principali interessi italiani sono in Libia, per questo motivo la politica estera è segnata principalmente dalla soluzione del caos libico che è seguito alla caduta di Gheddafi nel 2011 (provocato dagli attacchi francesi, inglesi e italiani).

È stato siglato l’accordo per la nascita di una ampia coalizione di governo in Libia seguita alla Conferenza di Roma del 13 dicembre 2015, in chiave anti-ISIS che è attiva anche in Libia. I negoziati sono stati condotti dall’Italia, con il favore dell’ONU, degli USA e della Russia.

Invece l’Italia non ha raccolto l’esortazione di Hollande, dopo gli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi, a bombardare la Siria, sebbene un contingente di mille soldati italiani sia stato inviato a difendere i lavori di un’azienda italiana ad una diga sul fiume Eufrate, la diga di Mosul, in Iraq ai confini con l’ISIS.

La preoccupazione maggiore del capo del governo è quella di stringere accordi economici:


  • Matteo Renzi ha fatto una visita in Arabia Saudita, stringendo mani a sceicchi e principini (che hanno finanziato l'ISIS e che sostengono le milizie contro Bashar al Assad);
  • l’Italia vende armi all’Arabia Saudita: la notizia risale alla mattinata del 19 novembre quando risulta essere atterrato a Riyad un cargo carico di bombe MK-80 fabbricate in Sardegna, partite nei giorni scorsi dall'aeroporto di Cagliari Elmas, si tratterebbe della seconda spedizione nel giro di tre settimane;

L'Arabia Saudita rappresenta uno dei principali clienti della nostra industria militare. Dalle relazioni inviate dal Governo alle Camere si ricava che nel quinquennio 2010-2014 la destinazione principale della vendita di armi è stata il Medio Oriente.

E se in Arabia Saudita sono violati i più basilari principi umani, poco importa. È rimasto inascoltato l’appello di Amnesty International per la sospensione da parte dell'Italia dell'invio di sistemi militari alle forze armate saudite e una chiara presa di posizione sulle violazioni dei diritti umani del governo saudita (mentre l’Unione Europea ha conferito il Premio Sakharov a un blogger saudita, condannato a 10 anni di carcere e a 1000 frustate per reato di opinione).



Si è già parlato di Siria, di Iran, di Turchia, di Iraq, di Arabia Saudita, di ISIS, di Hezbollah, di Francia e Gran Bretagna e Russia.

Gli altri protagonisti che saranno considerati nei prossimi post sono:

  • Al Qaeda
  • il popolo curdo
  • USA

domenica 30 agosto 2015

La questione mediorientale - le guerre arabo-israeliane

Ho provato a scandire in modo molto schematico i principali eventi che hanno caratterizzato il conflitto arabo-israeliano, ponendo l'accento, al termine, sulla questione palestinese, che è tutt'ora aperta.

venerdì 8 maggio 2015

Congo (Kinshasa)

La Repubblica Democratica del Congo, o Congo Kinshasa (ex Congo-Belga, ex Zaire) nel racconto di Alessio.

Un vero successo la slide sui bonobo :-)

martedì 22 ottobre 2013

Profughi

Si è già parlato di immigrazione in altri post di questo blog:


ma frequenti arrivi di profughi nel nostro Paese impongono un'ulteriore riflessione. Un'alunna di una mia classe (2^ superiore) si è espressa così, svolgendo un tema su questo argomento.

Di recente è arrivato l'ennesimo barcone a Lampedusa. Arrivato per modo di dire, visto l'incendio e il capovolgimento che ha portato più vittime che superstiti.

Superstiti del naufragio di Lampedusa

Penso che facciamo schifo se denunciamo i sopravvissuti per immigrazione clandestina. Loro scappano dal loro paese per trovare pace e noi li rimandiamo indietro? Penso che se esiste una legge che vieta il salvataggio della vita di migranti, allora, ribadisco, facciamo veramente schifo, si tratta di umanità. Non ci posso credere che il nostro stato voglia questo! È come se si mettesse sulla spiaggia in costume a prendere il sole mentre guarda delle persone morire, non è accettabile!

Io capisco che c'è una legge, ma la si può cambiare, e si DEVE cambiare. Vogliono fare un'amnistia, cancellando le pene dei condannati: se sono in carcere un motivo ci sarà. Ma se si può fare questa 'cavolata', allora si può modificare anche la legge ridicola sui respingimenti.


Campo profughi in Uganda

Io so che ci sono anche persone che dicono: "Che me ne frega di 'quelli', si suicidano tanti italiani a causa della crisi economica, e noi dobbiamo metterci in lutto nazionale per degli stranieri?". Ma i suicidi non hanno niente a che vedere con questo; loro scappano dalla loro casa dove non c'è vita, non c'è libertà, qui si suicidano perché non hanno la forza di continuare a vivere perché hanno perso il lavoro: sì è brutto e mi dispiace, ma non è la stessa cosa, non si possono paragonare! Da una parte si muore per una scelta propria, dall'altra per volere di altri.

Non capisco perché l'Italia si lamenti con l'Europa, dicendo che l'hanno abbandonata... Facciamo parte dello stesso mondo e la questione DEVE - non dovrebbe - riguardare tutti i continenti, stati e persone. So che esiste un trattato fra gli stati europei riguardante l'immigrazione, ma questo è affare del mondo e dobbiamo occuparci tutti insieme della povertà, delle situazioni in cui vivono le altre persone e non fermarci solo su di noi e sulle persone che ci sono vicine.

Quando si parla di immigrazione e stranieri mi scontro sempre con chi dice: "Loro vengono nel nostro paese e fanno quello che vogliono", e ogni volta mi viene una rabbia... Non è vero che tutti gli stranieri rubano, uccidono, stuprano, ecc... Sarebbe come dire che tutti i padri sono alcolisti e violentano i figli, perché alcuni lo sono e lo fanno per davvero, ma non tutti, non bisogna generalizzare!

Bambini soldato in Sri Lanka

Io sono per accogliere gli stranieri che nel loro paese non hanno libertà, perché se non hai libertà la vita non è tua.

Lavoro minorile
Mi chiedo: e se fosse successo a me? Se fosse toccato a me nascere in un paese dove non sono libera? Se fossi nata io in un paese dove c'è la guerra? Dove per mangiare, bambina, avrei dovuto lavorare? Dove c'è una dittatura e qualcuno dice quello a cui io devo pensare? Mi chiedo se avrei avuto la forza di andare avanti o la forza di scappare verso un posto così lontano da casa. Mi chiedo se ne avrei avuto il coraggio. Diciamoci la verità: tutti avremmo desiderato andarcene, se ci fossimo trovati nella loro situazione

sabato 15 giugno 2013

La globalizzazione del lavoro

Ho dedicato ampio spazio con i miei studenti di seconda superiore al tema della globalizzazione. Al termine delle lezioni, per verificare la comprensione dell'argomento, ho scelto alcuni articoli di attualità che riguardavano diversi aspetti della globalizzazione, come spunti per un breve saggio da svolgere in 20 righe, in classe.

Pubblico qui il lavoro di Andrea, che ha scelto questo tema:

Lo hanno chiamato il “Piano di salvaguardia e razionalizzazione dell’assetto di Indesit Company in Italia” ma si tradurrà in una delocalizzazione in Turchia e Polonia, con conseguente sovrannumero dei lavoratori: 1425 unità. Indesit è il marchio italiano degli elettrodomestici nel mondo.

Parla del lavoro nell'era della globalizzazione, dal punto di vista dei lavoratori, nel mondo occidentale e nei paesi in via di sviluppo. E anche dal tuo punto di vista, mentre guardi al futuro.
(I link e le immagini sono una mia scelta)



La globalizzazione economica ha causato una delocalizzazione delle imprese, ovvero, le grandi multinazionali hanno spostato la loro produzione dai paesi più sviluppati ai paesi più poveri, Europa orientale e Asia, soprattutto.

Se questo inizialmente può sembrare un vantaggio, perché sono creati nuovi posti di lavoro in paesi arretrati, che così possono progredire, non lo è affatto, perché i lavoratori non sono trattati nel rispetto dei diritti più elementari.

La Foxconn, dove sono prodotti gli iPhone

Se un operaio in Germania guadagna in media 18 euro all'ora, in Asia la media è di 20 centesimi di euro, e questo comporta un'enorme riduzione del costo del lavoro per l'impresa. Inoltre i lavoratori non hanno una pensione, né assicurazioni, non possono aderire a scioperi e in alcuni paesi neanche godono dei diritti sanciti dall'OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro). E anche l'ambiente di lavoro è pessimo.


La tragedia di Dacca, in Bangladesh

Per non pagare i contributi sono sfruttati anche i bambini e anch'essi sono sottoposti a condizioni durissime.

Denuncia del lavoro minorile


Infine, in questi paesi c'è un disagio tale che se qualcuno, stanco dei maltrattamenti si volesse licenziare, ci sarebbero tantissimi disperati pronti a lavorare anche a condizioni peggiori.

La delocalizzazione delle imprese provoca nei paesi più avanzati l'aumento della disoccupazione nel settore industriale, mentre nel terziario sono sempre più diffusi i contratti precari, incerti sulla durata, a minor salario, senza assicurazioni. In tal modo è difficile per i giovani fare progetti per il futuro.

Call center

Molti giovani, con una buona istruzione, preferiscono lasciare l'Italia perché non vedono prospettive lavorative adeguate nel nostro paese, che risente più di altri dell'attuale crisi economica. E la Germania, ad esempio, è pronta ad accoglierli. Anch'io immagino così il mio futuro, lontano dall'Italia.





martedì 3 luglio 2012

Agricoltura


Passare tutto il giorno a esplorare il territorio per procurarsi il cibo non lasciava molto tempo ai nostri progenitori cacciatori-raccoglitori per riflettere sul senso della vita e per occuparsi di scienza! La rivoluzione agricola ha significato quindi un passo fondamentale per l'evoluzione sociale. La possibilità di gestire delle eccedenze e la divisione del lavoro hanno permesso grandi progressi e, nell'immediato, una minore precarietà dell'esistenza e un incremento demografico notevole. Si introduce però in natura un elemento artificiale ad alto impatto ambientale che, col tempo, ha assunto dimensioni gigantesche:

  • l'imponente disboscamento, per lasciare il posto ai campi coltivati; 
  • la desertificazione dei suoli, causata dall'agricoltura itinerante; 
  • la selezione di poche specie utili al fabbisogno alimentare, con riduzione della biodiversità; 
  • l'impiego di sostanze chimiche per aumentare la produttività dei terreni nell'agricoltura intensiva: 
    • i fertilizzanti, responsabili del fenomeno dell'ipertrofizzazione delle acque dei laghi e dei mari;
    • i pesticidi rivolti contro i parassiti e le erbe infestanti: causano un grave inquinamento delle acque di falda e, per gli antiparassitari, una drastica riduzione delle popolazioni di insetti utili;
    •  fitofarmaci per far fronte alle infezioni che inevitabilmente colpiscono le colture; 
  •  l'assorbimento di ingenti quantità di acqua per l'irrigazione. 
 È altissimo dunque il prezzo che si deve pagare all'agricoltura, ma è altresì vero che essa è necessaria al soddisfacimento delle esigenze alimentari di un'umanità sempre più numerosa.

Qui di seguito alcune questioni rilevanti che alimentano il dibattito sul presente e sul futuro dell'agricoltura.


AGRICOLTURA BIOLOGICA


 L'impegno di chi fa agricoltura biologica è di limitare al massimo l'uso delle sostanze chimiche:
  • in luogo dei fertilizzanti chimici si usa il letame e, soprattutto, la rotazione dei terreni; 
  • la lotta ai parassiti è fatta con insetti o altri organismi antagonisti; 
  • l'eliminazione delle erbe infestanti è fatta a mano o con macchine e non con diserbanti chimici; 
  • l'allevamento è effettuato con tecniche che rispettano il benessere degli animali, che sono nutriti con prodotti vegetali ottenuti secondo i principi dell'agricoltura biologica. 
Questa agricoltura si basa su aziende non molto grandi i cui prodotti sono destinati al mercato locale per evitare l'impiego dei carburanti per il trasporto a grandi distanze.

I limiti di queste pratiche sono le rese inferiori e i costi superiori, ma hanno il pregio di preservare i terreni dall'eccessivo sfruttamento e di ridurre l'impatto ambientale, anche in termini di riduzione delle emissioni di CO2.

ORGANISMI GENETICAMENTE MODIFICATI (OGM) 

Gli OGM sono organismi ai quali, con metodi ingegneristici, è stato modificato il codice genetico, introducendo geni provenienti da altri organismi, che possiedono una qualche caratteristica che può essere vantaggiosa.

Le tecniche utilizzate derivano dalla pratica, collaudata da decenni, di far produrre a organismi biomolecole a uso farmacologico, la prima delle quali è stata l'insulina per i diabetici.

Le colture transgeniche più rilevanti dal punto di vista economico sono il mais, la soia, la colza e il cotone. I principali geni interessati sono quelli per la resistenza agli insetti parassiti e per la tolleranza ai diserbanti.

La resistenza agli insetti è indotta mediante incorporazione di un gene del Bacillus thuringiensis (Bt), che vive nel terreno. Quando viene ingerito mediante vegetali contaminati, il batterio libera delle tossine (innocue per gli esseri umani) che danneggiano il tratto digerente delle larve di Ditteri come le zanzare o causando nei bruchi di molti Lepidotteri una malattia paralitica. Il batterio è utilizzato per la lotta biologica agli insetti parassiti delle piante.

I diserbanti sono prodotti dell'industria chimica che permettono di eliminare le piante che infestano i campi agricoli, che riducono le rese dei terreni, perché sottraggono nutrienti. In genere l'azienda produce sia il diserbante sia le sementi GM tolleranti a quel diserbante, ottenendo un doppio introito e legando l'agricoltore a doppio filo.

La disputa pro e contro gli OGM è serrata. Propongo qui due video, entrambi molto istruttivi.

Il Mondo Secondo MONSANTO è un documentario sull'attività della multinazionale Monsanto, che attualmente possiede il 90% del mercato degli OGM presenti nel mondo;


Mostri nel piatto o risorsa per il futuro? è un video relativo a una conferenza di Dario Bressanini, che cura il blog Scienza in cucina su Le Scienze, nemico dei pregiudizi e della cattiva informazione, ma decisamente schierato a favore degli OGM.



PRODUZIONE DI BIOCARBURANTI 

L'alto prezzo del petrolio e la riduzione delle sue riserve hanno esercitato una spinta propulsiva per la ricerca di fonti energetiche alternative. Per i carburanti si è pensato di ricorrere ai prodotti dell'agricoltura (grano, mais, bietola, canna da zucchero, ecc.) che, opportunamente trasformati, permettono di ottenere bioetanolo in luogo della benzina, e il biodiesel in luogo del gasolio, oltre ad altri composti.

È pur vero che i biocombustibili si ottengono da fonti rinnovabili, ma per ottenerli richiedono l'impiego di vasti terreni che sono sottratti all'agricoltura per l'alimentazione. Per soddisfare la domanda di carburanti in Italia, ad esempio, si stima un ipotetico bisogno di 40 milioni di ettari per alimentare i veicoli italiani a biodiesel secondo la Coldiretti, ma l'intera superficie agricola italiana è di soli 13 milioni di ettari. In una analoga situazione sono messi tutti i paesi più industrializzati.

Ma dove sono reperiti i terreni da impiegare a questo scopo? Nei paesi del Sud del mondo, ovviamente, dove, da qualche anno, vi è una corsa all'accaparramento della terra da parte di grandi investitori per la produzione di biocarburanti, di mangimi per gli allevamenti intensivi, di cereali pregiati: tutta merce per i paesi più sviluppati. Anche l'Italia partecipa a questa corsa, precisamente in Senegal.

Togliere ai poveri per dare ai ricchi, giusto? In questo modo prosegue lo spopolamento delle campagne; e dalla miseria delle baraccopoli delle periferie del Terzo mondo poi si generano eserciti di migranti che, tentando di approdare ai nostri lidi, saranno reclusi nei lager chiamati ironicamente centri di accoglienza e rispediti ai loro paesi: ci sono le leggi contro le immigrazioni economiche, no? Viviamo in un mondo a rovescio.

Il servizio di Report Corsa alla terra mostra quali sono le conseguenze sui contadini del land grabbing.


giovedì 22 settembre 2011

Troy Anthony Davis è stato ucciso




Il video è tratto dal film Dead man walking del 1995, con una grande interpretazione di Sean Penn.

Un grido altissimo di denuncia contro la pena di morte.

Oggi alle 2, ora italiana, nonostante

  • la pena di morte sia universalmente riconosciuta come una barbarie
  • la risoluzione dell'ONU per una moratoria internazionale delle esecuzioni capitali
  • gli appelli internazionali
  • il condannato abbia sempre proclamato la propria innocenza
  • la colpevolezza di Troy Davis fosse basata su un processo indiziario
  • i testimoni al processo abbiano dichiarato di essere stati indotti dalla polizia a testimoniare il falso
  • molti testimoni abbiano ritrattato la loro deposizione

nonostante tutto questo, lo stato della Georgia ha ucciso Troy Anthony Davis.




Avevo trovato in rete una trascrizione (parziale, ma ricca) delle "Riflessioni sulla pena di morte" di Albert Camus, e l'avevo collegato a questo post. A distanza di tempo ho controllato il link, e al suo posto ho trovato la pubblicità di un negozio di scarpe. Sono sconcertata. Questo lo devo a una legge europea sulla proprietà intellettuale. Sono veramente demoralizzata. Qui cerco di diffondere le idee sui diritti dell'uomo e le leggi europee mi negano questa possibilità. Grrrrr

Non mi resta che consigliare la lettura di questo piccolo saggio, molto lucido e illuminante, che deve essere acquistato.

Su Wikipedia la mappa degli Stati del mondo in cui è ancora in vigore la pena di morte.

sabato 18 giugno 2011

I diritti degli omosessuali

 

Il video contiene due brevi brani, uno in apertura e l'altro in chiusura, del film "Fragola e cioccolato" del 1994, che affronta il tema del grave disagio sofferto dagli omosessuali a Cuba.

La discriminazione nei confronti degli omosessuali non conosce confini, ed è paragonabile a quella nei confronti dei Rom e dei Sinti, di cui parlo in un altro articolo di questo blog. Anche gli omosessuali sono stati inclusi nella campagna di sterminio nazista.

Le modalità con cui è esercitata la discriminazione verso gli omosessuali comprendono l'emarginazione, il pestaggio squadrista, la "rieducazione" psichiatrica, la "rieducazione" ideologica nei campi di lavoro, come descritto nel film che introduce questo post, la negazione dell'affettività da parte della Chiesa, la penalizzazione in alcuni Stati.

I link che ho indicato si riferiscono ad esempi singoli. Per comprendere il problema, probabilmente, basterebbe raccogliere una testimonianza di un omosessuale, a partire già dal vissuto in famiglia, a scuola, al lavoro.

Come conseguenza dell'atteggiamento omofobico di una maggioranza su una minoranza molto consistente (il 5% della popolazione complessiva secondo l'OMS, ma probabilmente è sottostimata), gli omosessuali spesso negano o nascondono la loro scelta sessuale. A partire dagli anni '70, prima timidamente, poi in modo sempre più imponente, si sono organizzate manifestazioni denominate Gay Pride (fierezza omosessuale), che obbligano la società a confrontarsi con il problema anziché rimuoverlo.

L'Euro-Pride del 6 giugno 2011 si è svolto a Roma, ha visto la partecipazione della popstar Lady Ga-Ga con un milione di persone provenienti da tutta Europa, in un clima molto festoso, ma senza nascondere che questa giornata è celebrata per combattere per i diritti dei LGBT (lesbiche - gay - bisessuali - transgendre).


Una sempre più diffusa cultura del rispetto della persona umana in tutte le sue espressioni ha portato alla risoluzione contro le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale approvata dal Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU.

"Il documento impegna le Nazioni Unite a preparare per la prima volta un rapporto dettagliato sui problemi e le sfide che lesbiche, gay, bisessuali e transgender devono affrontare per veder riconosciuti i loro diritti e quali soluzioni potranno essere adottate per la parità. Il rapporto dovrà essere preparato entro la fine dell’anno. La risoluzione chiede anche che sia formato un comitato per aiutare l’Alto Commissario per i Diritti Umani ad avviare un «dialogo costruttivo, informato e aperto sulle leggi» che discriminano gli omosessuali." (Via Il Post)

A conclusione una mappa che illustra i diritti degli omosessuali nel mondo.




Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.

La struttura organizzativa delle Nazioni Unite.

Consiglio per i Diritti Umani
 

lunedì 25 aprile 2011

Popolazioni romani



Il video, con immagini e musica tratte dal film "Gatto nero, gatto bianco" di Emir Kusturica del 1998, introduce questo post, che non parla di gente di Roma, né di Romeni (il titolo può trarre in inganno), ma di zingari. Intanto qualche breve informazione (qui un racconto più ampio):

  • in Italia vivono circa 170 mila fra Rom e Sinti, la metà di loro ha cittadinanza italiana;
  • in Europa sono 10 milioni di persone, (36 milioni nel mondo intero) che vivono in maggioranza nei paesi balcanici;
  • non sono contadini, non sono quindi legati alla terra, ma non sono più un popolo nomade; la loro precarietà è soprattutto dovuta alle persecuzioni di cui sono stati e sono tutt'ora oggetto;
  • parlano il romani, di origine indiana, frammentata in una miriade di dialetti, a causa delle contaminazioni dei Paesi in cui hanno vissuto;
  • a lungo hanno mantenuto un'identità forte, basata sulla tradizione orale, ma non sono chiusi ai non-zingari, tanto da professare la religione del paese in cui hanno vissuto in modo più duraturo (alcuni sono cattolici, altri ortodossi, altri ancora islamici...);
  • tradizionalmente le attività svolte dai Rom-Sinti sono state quelle di musicisti, giostrai, circensi (le famiglie Orfei e Togni sono entrambe di origine Sinti), fabbri, commercianti di cavalli, lavoratori di metalli (molte di queste attività non sono più spendibili oggi);
  • non rubano i bambini (che idiozia pensarlo!).

La cartina mostra la diffusione dei Rom-Sinti in Europa.


Durante il nazismo sono stati oggetto di persecuzione, ma al successivo Processo di Norimberga non furono invitati a testimoniare e non fu riconosciuto ai sopravvissuti alcun risarcimento. Solo nel 1979 l'ONU ha riconosciuto agli zingari l'identità di popolo, mentre i nazisti l'avevano già riconosciuta nel 1938, per procedere alla loro sterilizzazione e al loro sterminio.

L'UE riconosce che "essi sono spesso vittime di discriminazione razziale e sociale, senza la parità di accesso ai servizi di istruzione, occupazione, alloggio e assistenza sanitaria" e per questo sono previsti dei progetti per sostenere l'inclusione dei Rom. Alcuni paesi europei, come la Spagna o la Germania, hanno attuato delle timide politiche di sostegno (alloggi, sussidi, offerte lavorative), mentre Francia e Italia procedono agli sgomberi e alle espulsioni.

In Ungheria si va oltre. Si organizzano ronde per proteggere la maggioranza magiara dal “pericolo zingaro”.

Questo vento che soffia dal passato ammorba l'aria. Le cose vanno male? Si cerca un capro espiatorio, fra i deboli, in barba alle dichiarazioni di principio.